lunedì 3 febbraio 2014

La tassa sui rifiuti pericolosi dal barbiere di DARIO DI VICO

A
parole tutti giurano di
voler semplificare le
procedure, nei fatti la burocrazia si prende mille
soddisfazioni. E ha fatto
dell’Italia un Paese di santi,
navigatori e adempimenti.
L’ultima riguarda il Sistri, il
sistema di tracciabilità dei
rifiuti più volte contestato,
prorogato per nove volte,
poi sospeso e infine ripristinato. Ebbene il Sistri sta
per celebrare il suo trionfo
a dispetto delle inchieste
giudiziarie che lo hanno
coinvolto (caso Pelaggi)  Dal mese di marzo infatti anche barbieri ed estetiste, calzolai
e tatuatori, restauratori e orafi,
orologiai e tipografi saranno
equiparati ai «produttori iniziali
di rifiuti pericolosi» e «agli enti
o imprese che effettuano operazioni di trattamento, recupero,
smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti pericolosi». Per capirci dovranno
comportarsi come se fossero i
gestori di un impianto siderurgico o di un grande ospedale.
E così, secondo una denuncia
della Cna, per 350 mila piccole e
piccolissime imprese inizierà
un ulteriore inferno burocratico. Le lamette del barbiere, la
ceretta dell’estetista, il toner dei
tipografi, le batterie degli orologiai, le sostanze utilizzate nella
produzione dell’oro e persino
gli strumenti usati per tatuare
dovranno essere tracciati e registrati. Bisognerà comprare una
chiavetta Usb speciale, con un
software protetto, seguire le
istruzioni del portale del Sistri e
pagare un’imposta che parte da
120 euro e sale a seconda dei dipendenti. Il guaio è che sul portale occorrerà fare un’operazione per ogni tipologia di rifiuto,
anche marginale.
«È stato il passaggio al digitale a complicare le cose», denuncia Sergio Silvestrini, segretario
generale della Cna. E infatti tra i
trasportatori c’è chi ha avuto
problemi di funzionamento
della chiavetta e chi con la black
box, la scatola nera attivata sui
veicoli che movimentano i rifiuti. C’è chi ancora oggi continua ad incontrare difficoltà insormontabili di accesso alla
piattaforma digitale o chi addirittura si è trovato nella schermata di un’azienda concorrente
in barba alla privacy e alla sicurezza nazionale.
Finora all’artigiano era richiesto di tenere un registro di
carico e scarico su cui annotare
le caratteristiche qualitative e
quantitative dei rifiuti, la destinazione, la data di carico e scarico, il mezzo di trasporto e le
modalità di smaltimento e una
volta contattato il trasportatore
bastava compilare il formulario
di identificazione in quattro
copie. Ora con il passaggio al
digitale il calzolaio che usa colle e vernici, scarti di pelle conciata e solventi alla fine di ogni  giornata dovrà inserire la chiavetta Usb nel proprio computer, accedere alla piattaforma
Sistri, aprire la scheda del registro cronologico, inserire una
serie di informazioni relative a
quantità e tipologie di rifiuto
prodotto, firmare la scheda e
salvare. Il tutto replicato per
ogni tipologia di rifiuto prodotto. Al momento della necessità di smaltire le piccole quantità di rifiuti dovrà chiamare il
trasportatore, reinserire la
chiavetta, accedere alla piattaforma, aprire e compilare per
ogni tipologia di rifiuto da
smaltire una scheda movimentazione, firmare e aspettare che
il trasportatore accetti la presa in carico. Quest’ultimo a sua
volta dovrà inserire la chiavetta
nel proprio pc, confermare la
scheda movimentazione, indicare il percorso che intende effettuare, stampare e consegnare la scheda all’autista che arrivatodal calzolaio inserirà la
propria Usb nel pc del calzolaio
e insieme completeranno la
procedura. Lo stesso accadrà
per il barbiere che utilizza quelli che in burocratese si chiamano «taglienti monouso a rischio infettivo» (per il volgo,
lamette) o per le estetiste produttrici di rifiuti pericolosi come batuffoli di ovatta o strisce
per la depilazione.
È chiaro che dall’estensione
del perimetro di applicazione
del Sistri non verrà aumentata
la sicurezza nazionale ma verrà
messa ulteriormente a repentaglio la vita di tante piccole imprese già stressate dalla recessione. «È stata costruita — denuncia Silvestrini — una gigantesca e costosissima macchina
digitale, un Grande Fratello che
ti segue e controlla passo passo
e che ha il difetto il funzionare
malissimo. E così le imprese
pagano gli errori di burocrati
che con ostinazione rifiutano di
dialogare per individuare insieme le proposte per uscire da
questo disastro».
Dario Di Vico

mercoledì 27 novembre 2013

Giro di vite sulle municipalizzate via i manager con i bilanci in rosso Vincoli agli enti locali. Letta: Legge di stabilità equilibrata

ROMA — Chi sbaglia paga: in
una qualsiasi azienda se il bilan-cio non va, il vertice salta. E’ una
regola dell’economia che vale
nel privato, ma non nel pubbli-co, dove cacciare un manager è
molto difficile e trovare il re-sponsabile del «buco» addirittu-ra impossibile. Ora un emenda-mento presentato dal governo
alla combattuta Legge di stabi-lità (ma il premier Letta prevede
che «i conti si fanno alla fine e al-la fine si vedrà che il testo sarà
equilibrato»), dovrebbe cam-biare le cose e rendere più tra-sparente e responsabile la ge-stione delle aziende partecipate
dalle amministrazioni locali.
Nel mirino delle nuove norme
proposte dal ministero dell’Eco-nomia e condivise dalla Funzio-ne Pubblica ci sono soprattutto i
manager delle società parteci-pate da Comuni, Regioni o Pro-vince. Le municipalizzate, per
esempio, o la miriade di aziende
speciali che spesso chiudono in
rosso e mettono in crisi i bilanci
delle città: con le modifiche vo-lute dal governo, dal 2015, dopo
due anni di buco, il manager ri-schia il licenziamento (a meno
che la perdita non sia legata ad
un piano di risanamento appro-vato dall’ente stesso). L’emen-damento all’articolo 15 prevede
infatti che «il conseguimento di
un risultato economico negativo
per due anni consecutivi rappre-senti giusta causa ai fini della re-voca degli amministratori». Non
solo: dopo tre anni di rosso scat-ta anche un taglio automatico
del 30 per cento al compenso dei
componenti degli organi d’am-ministrazione (ma solo per le so-cietà partecipate che forniscono
agli enti locali l’80 per cento del-le loro attività). Norme queste
che dovrebbero avere un impat-to molto forte se si pensa che nel
solo settore del trasporti locali,
quest’anno, oltre il 50 per cento
delle società chiuderà in rosso.
Ma vertici a parte, sarà la stes-sa amministrazione che control-la l’azienda ad entrare in campo
in caso di perdita. L’emenda-mento prevede infatti che se il bi-lancio è negativo il Comune, la
Regione o la Provincia dovranno
accantonare in bilancio una
quota dello stesso ammontare. E
che quel «tesoretto» messo da
parte potrà essere riutilizzato
dagli enti solo nel momento in
cui la perdita sarà stata ripiana-ta, se l’ente avrà rinunciato alla
partecipazione in quella azien-da o se l’azienda stessa sarà stata
messa in liquidazione. Con que-ste novità, spiega il governo nel-la relazione tecnica, si spera che
«la gestione delle partecipazioni
da parte degli enti locali diventi
maggiormente prudente».
Una tirata d’orecchie che, per
altri aspetti, condivide e rincara
anche la Cgia di Mestre: la pub-blica amministrazione, assicu-ra, ha «cancellato» i debiti nei
confronti delle imprese. Il segre-tario Bortolussi denuncia: «Pur
essendo passati più di due mesi
dalla scadenza prevista dalla leg-ge, apprendiamo che solo il 61
per cento delle amministrazioni
pubbliche ha comunicato al mi-nistro l’ammontare del debito
contratto con le imprese». La
somma dei debiti riconosciuti è
di 3,1 miliardi: «Cifra irrisoria,
lontana anni luce dai 91 miliardi
indicati da Bankitalia o dai 120
da noi stimati».

lunedì 25 novembre 2013

RELATA DI NOTIFICA DEGLI ATTI A SOGGETTI IRREPERIBILI

Con il provvedimento del 5 marzo 2013,del Direttore dell'Agenzia delle entrate, si modifica la relata di notifica della cartella di pagamento, nella parte concernente l'irreperibilità relativa del destinatario: in caso di temporanea assenza, o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario, si procede alla notifica mediante deposito dell'atto nella casa comunale, affissione dell'avviso di deposito in busta chiusa e sigillata nella casa di abitazione, ufficio o azienda del contribuente ed invio di raccomandata con avviso di ricevimento per informare il contribuente degli adempimenti effettuati.
La modifica si è resa necessaria a seguito della sentenza n. 258, del 19 novembre 2012, con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del terzo comma dell'art. 26 del DPR n. 602/1973, intendendo uniformare le modalità di notificazione degli atti di accertamento e delle cartelle di pagamento in caso di irreperibilità relativa del destinatario, ovvero nel caso di mera assenza o incapacità o rifiuto delle persone legittimate a ricevere gli atti in luogo del destinatario.


Quanto sopra quale SUGGERIMENTO ad adeguare le nostre procedure a tale comportamento operativo.

A disposizione per chiarimenti.

AC