Gli immobili inutilizzati destinati ad abitazioni private o
ad attività commerciali e industriali non sono soggetti al pa-gamento della Tares. Il ministero dell’economia e delle fi nan-ze, nelle linee guida che ha fornito ai comuni sulla corretta
applicazione della nuova tassa sui rifi uti e i servizi, ha preso
una posizione netta. Contraddicendo quanto sostenuto nella
relazione ministeriale di accompagnamento alla norma li immobili inutiliz-zati destinati ad abi-tazioni private o ad
attività commerciali
e industriali non sono sogget-te al pagamento della Tares.
Il ministero dell’economia e
delle fi nanze, nelle linee gui-da che ha fornito ai comuni
sulla corretta applicazione
della nuova tassa sui rifi uti e
i servizi, ha pre-so una posizione
netta precisan-do che non sono
soggette al paga-mento le unità
immobiliari pri-ve di mobili e di
allacci alle reti
idriche ed elettri-che, che di fatto
non vengono utilizzate.
Questa tesi, però, non è in
linea con quanto sostenu-to nella relazione ministe-riale di accompagnamento
alla norma che disciplina
il tributo (articolo 14 del dl
201/2011). Nella relazione
viene richiamato il conso-lidato orientamento della
Cassazione che ha chiarito
quali sono i locali e le aree
non suscettibili di produr-re rifiuti. Per i giudici di
legittimità sono esclusi dal
prelievo solo quelli oggetti-vamente inutilizzabili, vale
a dire gli immobili inagibili,
inabitabili, diroccati, inter-clusi, in stato di abbandono.
Dall’interpretazione conte-nuta nelle linee guida, dun-que, emerge che
il ministero non
è d’accordo con
se stesso. Nelle
istruzioni alle-gate al prototipo
di regolamento
Tares, infatti,
viene indicato
c h e n o n s o n o
soggetti al tri-buto i locali e le aree che
non possono produrre rifi uti
o che non comportano, «se-condo la comune esperienza,
la produzione di rifiuti in
misura apprezzabile per la
loro natura o per il partico-lare uso cui sono stabilmen-te destinati». E tra le unità
immobiliari escluse dal pre-lievo rientrano quelle «adi-bite a civile abitazione prive
di mobili e suppellettili e
sprovviste di contratti attivi
di fornitura dei servizi pub-blici a rete». Nella relazione
sull’articolo 14 del dl «salva-Italia», che ha istituito il
nuovo balzello, viene invece
posto in rilievo che il legisla-tore, laddove assoggetta al
tributo gli immobili «suscet-tibili di produrre rifi uti», ha
inteso recepire «il consolida-to orientamento della Corte
di cassazione, riconducendo
l’applicazione del tributo
alla mera idoneità dei locali
e delle aree a produrre rifi u-ti, prescindendo dall’effettiva
produzione degli stessi».
In realtà, la Suprema Cor-te ha sempre posto dei limiti
rigidi per l’esonero dal paga-mento del tributo sui rifi uti,
che è dovuto a prescindere
dal fatto che il contribuente
utilizzi l’immobile. Ex lege,
vanno esclusi dalla tassazio-ne solo gli immobili non uti-lizzabili (inagibili, inabitabi-li, diroccati). Non ha alcuna
rilevanza la scelta soggettiva
del titolare di non utilizzare
l’immobile. Anche il mancato
arredo non costituisce prova
dell’inutilizzabilità dell’im-mobile e della inettitudine
alla produzione di rifi uti. Un
alloggio che il proprietario la-sci inabitato e non arredato
si rivela inutilizzato, ma non
oggettivamente inutilizzabi-le. Per la prima volta il prin-cipio è stato affermato con
la sentenza 16785 del 30 no-vembre 2002. Regola ribadita
con le sentenze 9920/2003,
22770/2009, 1850/2010 e
altre. Da ultimo, sempre
la Cassazione (ordinanza
1332 del 21 gennaio 2013)
ha stabilito che l’esonero
dal pagamento del tributo
non spetta neppure quan-do il contribuente fornisca
la prova «dell’avvenuta ces-sazione di una attività in-dustriale (nella specie: un
oleificio)».
Anche il presupposto Ta-res, come la Tarsu, è l’occu-pazione, detenzione o condu-zione di locali e aree scoperte
a qualsiasi uso adibiti. Non
sono soggetti solo gli immo-bili che non possono produr-re rifi uti o per la loro natura
o per il particolare uso cui
sono stabilmente destinati o
perché risultino in obiettive
condizioni di non utilizzabili-tà nel corso dell’anno. Pertan-to insuscettibili di produrre
rifi uti, come quelli situati in
luoghi impraticabili, interclu-si o in stato di abbandono. Il
contribuente può fare ricorso
solo a prove vincolate per di-mostrare che l’immobile sia
inidoneo a produrre rifi uti e
quindi non soggetto al paga-mento.
È evidente che se i comu-ni si allineano alla tesi della
Cassazione, richiamata nella
relazione governativa alla
norma di legge, ai contri-buenti viene imposto di pa-gare la Tares anche nel caso
in cui non producano rifi uti.
Ma queste regole, con molta
probabilità, daranno luogo a
rilievi comunitari e a proce-dure d’infrazione per il man-cato rispetto del principio «chi
inquina paga».
©Riproduzion
mercoledì 17 aprile 2013
martedì 9 aprile 2013
7/4/13 - Corriere - Tares a dicembre, con l’ingorgo fiscale
Il governo rinvia il pagamento della nuova tassa sui rifiuti, resta la Tarsu
Tre rate: per le famiglie una spesa di 305 euro. In più il saldo Imu e l’Irpef
OMA — Slitta ancora la Ta-res, e questa volta a fine anno.
Come si era già intuito tre gior-ni fa nell’incontro tra il gover-no e l’Associazione dei Comu-ni (l’Anci), ieri il Consiglio dei
ministri ha deciso di rimanda-re il pagamento della nuova
imposta sulla gestione dei rifiu-ti alla fine dell’anno. Nel 2013,
per la soddisfazione dei sinda-ci, resta in piedi il meccanismo
della Tarsu, per i 6.700 Comu-ni dove è in vigore, e della Tia,
per i rimanenti 1.340. Questo
almeno per le prime due rate,
a maggio e settembre, quando
«si pagherà quanto l’anno scor-so e non ci saranno sorprese
— assicura il sottosegretario al-la presidenza del Consiglio, An-tonio Catricalà —. Sull’ultima
rata ci potrà essere un congua-glio».
In realtà è praticamente cer-to che quel conguaglio ci sarà,
eccome. Perché la Tares non è
stata abrogata, e le vecchie ta-riffe sono state rispolverate so-lo per dare modo ai Comuni di
fare velocemente cassa per pa-gare le imprese addette alla pu-lizia e alla raccolta dei rifiuti ed
evitare quindi di trovarsi con
le strade piene di spazzatura.
Ma anche di produrre i nuovi
regolamenti per la Tares. Cosa
significa in soldoni? Ipotizzan-do che i Comuni non interven-gano sul numero di rate e sulla
loro scadenza, come previsto
dal decreto salva Italia, entro
maggio i contribuenti dovran-no pagare in media — secon-do l’Osservatorio Uil — 92 eu-ro, la cifra stimata per una fa-miglia di quattro persone che
vive in un appartamento di 80
metri quadrati. A settembre ar-riverà il secondo bollettino pre-compilato, sempre 92 euro. A
dicembre arriverà la Tares con
la compilazione di un F24, por-tando a un esborso di 121 eu-ro, perché includerà quanto
non si è pagato nelle prime
due rate per il servizio rifiuti
che la Tarsu copre solo all’80%,
mentre la Tares porta al 100%
(97 euro in totale); e in più la
cosiddetta quota indivisibile,
pari a 24 euro, che rappresenta
quei 30 centesimi al metro qua-drato che dovevano andare a
coprire una serie di servizi, co-me la pubblica illuminazione o
la manutenzione delle strade,
ma che di fatto ora vanno al bi-lancio dello Stato che ha ritira-to il taglio di un miliardo agli
enti locali. A meno che non ci
siano cambiamenti, visto che
Catricalà si è spinto a dire: «Da
qui a dicembre non significa
che il Parlamento e il nuovo go-verno non possano trovare la
copertura». Il conto finale an-nuo medio per le famiglie è pa-ri comunque, se tutto resta
uguale, a 305 euro, cioè circa
80 euro in più rispetto ai 225
euro medi pagati nel 2012.
E soprattutto la parte più
consistente andrà sborsata in-sieme al saldo dell’Imu per
l’abitazione principale e gli al-tri immobili, per un totale di
426 euro a nucleo familiare. «Il
rinvio della Tares non risolve
il cosiddetto ingorgo estivo —
sottolinea Guglielmo Loy, se-gretario confederale Uil — per-ché a dicembre tra saldo Tares
e Imu il peso per le famiglie sa-rà di oltre 14,7 miliardi di eu-ro». Considerando che a Nata-le si paga pure il secondo ac-conto Ires e Irpef per gli auto-nomi, e il conguaglio Irpef per
i dipendenti, la batosta inver-nale rischia di mangiarsi la tre-dicesima.
Ma non è detto che qualcosa
non possa cambiare. Di Tares
si occuperà martedì 9 aprile il
Senato, e intanto alcuni mem-bri del Pdl hanno sottoscritto
una mozione urgente chieden-done l’abrogazione o lo slitta-mento. Anche il Pd ha presen-tato una mozione per chieder-ne il rinvio a gennaio 2014 o,
in alternativa, la scansione in
tre rate.
Valentina Santarpi
Tre rate: per le famiglie una spesa di 305 euro. In più il saldo Imu e l’Irpef
OMA — Slitta ancora la Ta-res, e questa volta a fine anno.
Come si era già intuito tre gior-ni fa nell’incontro tra il gover-no e l’Associazione dei Comu-ni (l’Anci), ieri il Consiglio dei
ministri ha deciso di rimanda-re il pagamento della nuova
imposta sulla gestione dei rifiu-ti alla fine dell’anno. Nel 2013,
per la soddisfazione dei sinda-ci, resta in piedi il meccanismo
della Tarsu, per i 6.700 Comu-ni dove è in vigore, e della Tia,
per i rimanenti 1.340. Questo
almeno per le prime due rate,
a maggio e settembre, quando
«si pagherà quanto l’anno scor-so e non ci saranno sorprese
— assicura il sottosegretario al-la presidenza del Consiglio, An-tonio Catricalà —. Sull’ultima
rata ci potrà essere un congua-glio».
In realtà è praticamente cer-to che quel conguaglio ci sarà,
eccome. Perché la Tares non è
stata abrogata, e le vecchie ta-riffe sono state rispolverate so-lo per dare modo ai Comuni di
fare velocemente cassa per pa-gare le imprese addette alla pu-lizia e alla raccolta dei rifiuti ed
evitare quindi di trovarsi con
le strade piene di spazzatura.
Ma anche di produrre i nuovi
regolamenti per la Tares. Cosa
significa in soldoni? Ipotizzan-do che i Comuni non interven-gano sul numero di rate e sulla
loro scadenza, come previsto
dal decreto salva Italia, entro
maggio i contribuenti dovran-no pagare in media — secon-do l’Osservatorio Uil — 92 eu-ro, la cifra stimata per una fa-miglia di quattro persone che
vive in un appartamento di 80
metri quadrati. A settembre ar-riverà il secondo bollettino pre-compilato, sempre 92 euro. A
dicembre arriverà la Tares con
la compilazione di un F24, por-tando a un esborso di 121 eu-ro, perché includerà quanto
non si è pagato nelle prime
due rate per il servizio rifiuti
che la Tarsu copre solo all’80%,
mentre la Tares porta al 100%
(97 euro in totale); e in più la
cosiddetta quota indivisibile,
pari a 24 euro, che rappresenta
quei 30 centesimi al metro qua-drato che dovevano andare a
coprire una serie di servizi, co-me la pubblica illuminazione o
la manutenzione delle strade,
ma che di fatto ora vanno al bi-lancio dello Stato che ha ritira-to il taglio di un miliardo agli
enti locali. A meno che non ci
siano cambiamenti, visto che
Catricalà si è spinto a dire: «Da
qui a dicembre non significa
che il Parlamento e il nuovo go-verno non possano trovare la
copertura». Il conto finale an-nuo medio per le famiglie è pa-ri comunque, se tutto resta
uguale, a 305 euro, cioè circa
80 euro in più rispetto ai 225
euro medi pagati nel 2012.
E soprattutto la parte più
consistente andrà sborsata in-sieme al saldo dell’Imu per
l’abitazione principale e gli al-tri immobili, per un totale di
426 euro a nucleo familiare. «Il
rinvio della Tares non risolve
il cosiddetto ingorgo estivo —
sottolinea Guglielmo Loy, se-gretario confederale Uil — per-ché a dicembre tra saldo Tares
e Imu il peso per le famiglie sa-rà di oltre 14,7 miliardi di eu-ro». Considerando che a Nata-le si paga pure il secondo ac-conto Ires e Irpef per gli auto-nomi, e il conguaglio Irpef per
i dipendenti, la batosta inver-nale rischia di mangiarsi la tre-dicesima.
Ma non è detto che qualcosa
non possa cambiare. Di Tares
si occuperà martedì 9 aprile il
Senato, e intanto alcuni mem-bri del Pdl hanno sottoscritto
una mozione urgente chieden-done l’abrogazione o lo slitta-mento. Anche il Pd ha presen-tato una mozione per chieder-ne il rinvio a gennaio 2014 o,
in alternativa, la scansione in
tre rate.
Valentina Santarpi
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