giovedì 14 novembre 2013

Tarsu-Tares-Tari, il caos delle tasse sulla spazzatura Comuni in allarme, Milano invia 450 mila lettere

Poveri Comuni, poveri cittadini. E
poveri anche i Caf, i centri di assi-stenza fiscale. Tutti travolti dal caos
tassazione locale. A Milano sono par-tite 458 mila lettere in cui si chiedono
chiarimenti rispetto a metri quadrati
e persone che abitano negli immobi-li. E intanto c’è anche l’ultima rata
della tassa sui rifiuti da saldare. Per
finire bisognerà aprire il portafogli
per pagare la Service Tax 2013: 0,30
euro per ogni metro quadrato di ap-partamento da versare direttamente
allo Stato con un F24.
All’inizio fu la Tarsu. Fino al 2012.
Che poi è soltanto l’anno scorso.
Adesso tocca alla Tares. Ma già dal-l’anno prossimo arriverà il tempo...
Non si sa bene di che cosa. Nella leg-ge di Stabilità varata dal governo si
parlava di una nuova tassa, la Trise. A
sua volta suddivisa in Tasi (ex Imu,
come corrispettivo dei servizi indivi-sibili forniti ai cittadini, dall’illumi-nazione delle strade in giù). E in Tari
(a copertura della gestione dei rifiuti
urbani). Ma alla fine questa compli-cata architettura rischia di non vede-re la luce. Al suo posto arriverebbe il
Tuc, tributo unico comunale. Certo,
chiamare una tassa come un crac-ker... «Allora, visto che non è stata
ancora approvata, possiamo cambia-re il nome. Potremmo chiamarla Tul,
Tributo unico locale, vi piace?», ha
risposto scherzando il senatore An-tonio D’Alì intervistato da «Un gior-no da pecora», Radio2.
Tarsu, Tares, Trise, Tasi, Tari, Tuc,
Tul. E non è detto che sia finita qui. I
Comuni, si diceva, barcollano sul-l’orlo di una crisi di nervi. Alcuni non
sono riusciti nemmeno ad attrezzarsi
per passare dalla Tarsu alla Tares. In
loro soccorso è arrivata la legge 28
ottobre 2013, numero 124: quest’an-no potranno continuare a far pagare
la Tarsu salvo compensare con la fi-scalità generale eventuali costi del
servizio che restano scoperti. Tra-dotto: avremo a distanza di pochi
chilometri famiglie che pagano la Ta-res e altre che pagano la Tarsu. Quan-te sono le amministrazioni che si
tengono stretta la Tarsu? Non si sa. Di
certo si tratterà di una quota di quelle
che ancora non hanno chiuso il bi-lancio previsionale del 2013. Tra
queste anche Roma. Che però farà
pagare la Tares.
I comuni che non si arrendono
cercano di tenere il passo di novità
che arrivano giorno per giorno, ora
per ora. Milano, si diceva, sta invian-do 458 mila lettere con la rata di con-guaglio della Tares 2013. Più una ri-chiesta di informazioni su consisten-za dell’alloggio e persone che ci abi-tano. Obiettivo: far pagare in modo
sempre più preciso dall’anno prossi-mo. In queste ore il municipio del ca-poluogo lombardo sta anche defi-nendo un accordo con quattro Caf
(Acli, Cgil, Cisl e Uil). Gli addetti dei
centri di assistenza fiscale avranno
accesso alle banche dati del Comune
e aggiorneranno i numeri. Per i mila-nesi il servizio è gratuito, ai Caf l’am-ministrazione pagherà otto euro per
ogni pratica sbrigata.
«Apprezzabile la ricerca di fare or-dine e chiarezza, il problema è che i
comuni che hanno risorse sufficienti
sono costretti a fare questo lavoro
tardi e in condizioni difficili. In più
facendo i conti con un contribuente
disperato», allarga le braccia Guido
Castelli, sindaco di Ascoli Piceno, e
responsabile Finanza locale per l’An-ci, associazione dei comuni italiani. Il
primo cittadino ricorda anche che la
finanza comunale è stata modificata
36 volte dal novembre 2011 a oggi.
«Le difficoltà maggiori ci sono nei
municipi piccolissimi e nelle metro-poli. Di certo tutta questa frammen-tazione delle regole è un disastro», fa
presente Paolo Conti, responsabile
nazionale del Caf Acli.
La si chiami Tari, Tuc, Tarsu o Ta-res, la verità è che alla fine ai cittadini
il nome interessa poco. In media il
Codacons stima per ogni famiglia
italiana una stangata aggiuntiva pari
a 77 euro. Nel caso di Milano, per il
2013 l’incasso Tares previsto dal Co-mune sarà pari a 288,9 milioni di eu-ro, con un incremento dell’8,9% ri-spetto alla Tarsu 2012. E alla fine
questo pesa più degli acronimi.
Rita Querzé
rquerze@corriere.it

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